Ritorno alla Terra

Un termine che mi è capitato di leggere sempre più spesso in vari blogs e notiziari è la “Transizione”.

Stimolati dalla profonda crisi economica in cui si sta precipitando in questi giorni, parecchi azzardano che quest’evento è uno degli indicatori attesi della fine del capitalismo o, almeno, di questo tipo di capitalismo. Se poi si aggiunge l’imminente arrivo del picco di produzione del petrolio, ecco che i teorici della Transizione si preparano ad affrontare la catastrofe prossima (s)ventura anticipando, di fatto, l’abbandono della condizione attuale per approdare ad una diversa, cercando di collocare l’uomo all’interno del sistema naturale e non concepirlo, come si è sempre fatto, un essere superiore ed assoluto sfruttatore di detto sistema.

Il paradigma dei rifiuti può servire a fissare meglio il concetto già espresso in un post precedente: la Natura, nel suo percorso circolare, non produce rifiuti. L’uomo invece, nel suo miope percorso lineare, produce rifiuti che, se non vanno in discarica per rimanere tali, sono destinati all’inceneritore mettendo in atto solo un cambiamento di stato: da rifiuto solido a gassoso, a polveroso, a nano-particella, ad altro, ma sempre rifiuto.

Quindi, da questo punto di vista, la catastrofe se affrontata con saggezza è addirittura vista come l’occasione per quel cambiamento di rotta radicale, rispetto alla attuale folle corsa verso il baratro, che vede l’umanità velocemente approssimarsi al punto di non ritorno nel consumare il nostro pianeta.

Fra le pratiche per affrontare quanto più attrezzati possibile l’avvento della catastrofe vi è l’autoproduzione alimentare. La prossima futura mancanza di petrolio provocherà, fra i vari black out, anche quello dei trasporti e, di conseguenza, di tutti gli approvvigionamenti, compresi quelli alimentari. L’unica via è quella di prodursi il cibo da soli mediante un contro esodo verso la campagna. Per far fronte al black out energetico vi è, anche in questo caso, l’auto produzione mediante fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse).

Ma questa è una possibile proiezione futura la quale non giustifica il ritorno alla terra di molti. Il ricorso alla permacultura, alla agricoltura sinergica; la fondazione di Eco-villaggi che si basano su questi principi, non sono altro che una diversa forma (attiva e concreta) di una presa di coscienza e vogliono anche dimostrare che, probabilmente, un altro mondo sarà pur possibile.

Ho ovviamente semplificato al massimo l’introduzione a questo fondamentale passaggio per ragioni di brevità. Ritornerò presto sul concetto perché è impossibile condensare il tutto in un solo post.

Per chi volessse approfondire basta collegarsi al sito http://transitionculture.org .

~ di Leeno su Ottobre 19, 2008.

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