Troppi perdono le staffe e sparano all’impazzata.
PUT DOWN THAT WEAPON – “Metti via quell’arma” degli Australiani Midnight Oil è un pezzo della fine degli anni ‘80. Lo ascoltavo mentre sul telegiornale scorrevano le immagini dello studente di piazza Tienanmen che, da solo, cercava di fermare la colonna dei carri armati.
Stava semplicemente urlando: PUT DOWN THAT WEAPON – “METTI VIA QUELL’ARMA”.
Alcune notizie di questi giorni hanno catturato la mia attenzione:
Il consumo mondiale di petrolio cala per la prima volta dopo circa 25 anni;
L”industria mondiale dell’automobile vive una profonda crisi. GM, Ford sono sull’orlo del baratro. Fiat chiede altra cassa integrazione per 50.000 dipendenti;
Motorshow di Bologna, -14% di visitatori.
Se consideriamo che buona parte dell’economia mondiale si regge sul consumo di petrolio e sull’industria automobilistica, questi segnali non sono affatto trascurabili.
Un termine che mi è capitato di leggere sempre più spesso in vari blogs e notiziari è la “Transizione”.
Stimolati dalla profonda crisi economica in cui si sta precipitando in questi giorni, parecchi azzardano che quest’evento è uno degli indicatori attesi della fine del capitalismo o, almeno, di questo tipo di capitalismo. Se poi si aggiunge l’imminente arrivo del picco di produzione del petrolio, ecco che i teorici della Transizione si preparano ad affrontare la catastrofe prossima (s)ventura anticipando, di fatto, l’abbandono della condizione attuale per approdare ad una diversa, cercando di collocare l’uomo all’interno del sistema naturale e non concepirlo, come si è sempre fatto, un essere superiore ed assoluto sfruttatore di detto sistema.
Il paradigma dei rifiuti può servire a fissare meglio il concetto già espresso in un post precedente: la Natura, nel suo percorso circolare, non produce rifiuti. L’uomo invece, nel suo miope percorso lineare, produce rifiuti che, se non vanno in discarica per rimanere tali, sono destinati all’inceneritore mettendo in atto solo un cambiamento di stato: da rifiuto solido a gassoso, a polveroso, a nano-particella, ad altro, ma sempre rifiuto.
Quindi, da questo punto di vista, la catastrofe se affrontata con saggezza è addirittura vista come l’occasione per quel cambiamento di rotta radicale, rispetto alla attuale folle corsa verso il baratro, che vede l’umanità velocemente approssimarsi al punto di non ritorno nel consumare il nostro pianeta.
Fra le pratiche per affrontare quanto più attrezzati possibile l’avvento della catastrofe vi è l’autoproduzione alimentare. La prossima futura mancanza di petrolio provocherà, fra i vari black out, anche quello dei trasporti e, di conseguenza, di tutti gli approvvigionamenti, compresi quelli alimentari. L’unica via è quella di prodursi il cibo da soli mediante un contro esodo verso la campagna. Per far fronte al black out energetico vi è, anche in questo caso, l’auto produzione mediante fonti rinnovabili (solare, eolico, biomasse).
Ma questa è una possibile proiezione futura la quale non giustifica il ritorno alla terra di molti. Il ricorso alla permacultura, alla agricoltura sinergica; la fondazione di Eco-villaggi che si basano su questi principi, non sono altro che una diversa forma (attiva e concreta) di una presa di coscienza e vogliono anche dimostrare che, probabilmente, un altro mondo sarà pur possibile.
Ho ovviamente semplificato al massimo l’introduzione a questo fondamentale passaggio per ragioni di brevità. Ritornerò presto sul concetto perché è impossibile condensare il tutto in un solo post.
La mattinata libera per mettere un pò d’ordine. Poi la capatina a qualche sito d’informazione ed ecco che mi imbatto nella foto che ritrae i cadaveri di due ragazzine annegate ieri a Torregaveta distese sul bagnasciuga coperte da teli mare.
La notizia fa parte della cronaca estiva con molti (troppi) bagnanti che annegano perché non sanno nuotare o perché hanno mangiato poco prima, oppure che vengono travolti dalle moto d’acqua o motoscafi guidati da scellerati irresponsabili, eccetera.
Ma il sentimento di pietà per quelle due povere ragazzine che volevano solo farsi un bagno, a poco a poco si trasforma in una rabbia mista a tristezza perché, guardando bene la foto si notano sullo sfondo due bagnanti tranquillamente seduti che osservano con inquietante tranquillità la scena dei due corpicini distesi sulla sabbia, come se niente fosse, nell’indifferenza più totale. I due sembrano pensare che la giornata al mare must go on. O forse non ci pensano neppure.
Questa foto riempie il cuore di tristezza. L’indifferenza dei bagnanti che continuano a prendere il sole è qualcosa di mostruoso e che non voglio pensare che questo mostro sia dentro ognuno di noi. Altrimenti mi chiedo: cosa siamo diventati? Se neanche una scena così straziante riesce a scalfire pur superficialmente un pizzico di sensibilità nella maggioranza dei bagnanti su una spiaggia flegrea un sabato mattina di luglio, ecco, mi spiego allora come mille altre tragedie, ingiustizie, guai, provvedimenti governativi scellerati, ci passano addosso senza chequasi nessuno se ne accorga, si indigni, si mobiliti. Semplicemente, si fa finta di niente.
Agnano è un vulcano attualmente estinto, facente parte del sistema dei Campi Flegrei, la cui eruzione ha avuto luogo 4.400 anni fa.
Il suo perimetro è di Km 6,500 e il suo fondo si colloca a m 2 s.l.m. Le sue vette più alte sono: a sud-ovest il Monte Spina (m 162); a est il Monte Sant’Angelo (NA) (m 173).
Date le sue sorgenti di acqua termale che vi sgorgano copiose, nel XI secolo la conca si trasformò in un lago: numerose sono le incisioni e le guaches che lo ritraggono.
Il lago è stato prosciugato con una bonifica nel 1870: dei canali a raggiera convogliano le acque in una vasca centrale dalla quale si diparte un emissario che, passando sotto il Monte Spina, sfocia a mare a Bagnoli.
Vi è un importante stabilimento termale, le Terme di Agnano;
E’ con questo elemento che si vuole risolvere ogni questione terrena e ultraterrena.
Il fuoco è il mezzo usato in Fahrenheit 451 per l’ordine dato di bruciare i libri la cui lettura è considerata un reato in una società dove ogni informazione scritta è proibita.
L’Inferno è il luogo delle tenebre dove il fuoco mai si estingue, per l’eterna punizione da infliggere ai peccatori. Nel Vangelo viene menzionata la Geenna, appunto il luogo in basso corrispondente all’inferno. In realtà la Geenna era la discarica dove l’immondizia (indifferenziata) veniva bruciata in modo perenne, quindi l’accostamento con i gironi infernali, luogo dell’eterna sofferenza, era scontato.
Il fuoco, sempre lui, è il mezzo preferito dai senza testa (e senza casco) in motorino per bruciare immondizia e zingari. Eccoli di nuovo alla ribalta assalire Rom e Pompieri intenti a spegnere i cassonetti in fiamme, in un attacco indifferenziato contro possibili minacce al loro territorio: la loro banlieue. Il territorio ora è ridotto in brandelli dalla loro sotto-cultura che una volta era chiamata del “sotto proletariato urbano”, oggi indentificabile come manodopera a basso costo per la camorra, capace di far convivere coltelli in tasca e immagini di Padre Pio alle pareti.
Il fuoco, infine, si vuole far credere che sia l’unico candidato a risolvere la questione monnezza nell’ottica (miope) di un percorso lineare: 1) produzione, 2) consumo, 3) rifiuto, 4) discarica, 5) inceneritore. Questa volta Il fuoco, quindi, è il mezzo preferito dei senza testa, ma in doppiopetto.
All’ottica del percorso lineare “produzione -> inceneritore”, basta contrapporre quello che già da sempre avviene in Natura: attuare il percorso circolare del ri-ciclo. In quest’ottica diversa ogni fase va rivista.
La produzione dovrà correggere gli errori di progettazione (tali sono da considerare buona parte dei rifiuti).
Il consumo va rivisto secondo i canoni della compatibilità ambientale, quindi anche della sobrietà, della solidarietà e dell’equità. Chi non è d’accordo deve comprendere che il prezzo di un bene comprende anche il costo per il suo smaltimento.
Il rifiuto, a questo punto, diventa un bene da ri-usare, ri-ciclare, per essere re-immesso nel circuito. Una risorsa che crea posti di lavoro.
La discarica diventa inutile in una strategia complessiva di zero rifiuti.
Questo periodo Campano entrerà nella nostra memoria collettiva come entrò il terremoto del 1980 con tutti i suoi sciacalli, o come il tempo del colera e le sue cozze al vibrione (1973).
Una ricostruzione post terremoto può prolungarsi oltre i 20 anni, un’epidemia di colera può seminare il panico per diversi mesi.
Ma la bonifica totale del nostro territorio dalle tossicità, se oggi stesso si fermasse ogni sversamento illegale e non, quanti secoli durerebbe? Quanto ci vorrebbe alla natura per digerire il frutto avvelenato di plastiche, diossine, metalli pesanti, cianuri, cromati, amianti e tutto ciò che migliaia e migliaia di tir dalla bocca larga hanno vomitato incessantemente per anni? Ci vorrà un’ETERNIT (à).
Per dirla col dottor Marfella, noi Campani dovremo subire ancora secoli di sassate di provenienza incerta. Ma anche di provenienza certa: le nanopolveri e le diossine del costruendo mega inceneritore di Acerra.
Le sassate in questo caso saranno ancora più devastanti per la firma del decreto che autorizza a bruciare le false ecoballe così come sono. In genere leggi speciali si facevano per affrontare un’emergenza e risolverla. Quì siamo di fronte ad un tentativo di ammazzarci tutti. Per decreto. Già immagino gli imprenditori i politici e i camorristi (e le pompe funebri) coinvolti in questo magna magna fregarsi le mani. Esultano perché non parte la differenziata. A qust’ora staranno facendo anche la hola.
Si può notare una certa somiglianza con le pratiche della cosiddetta “Shock Economy” in cui sono necessari grossi disastri o enormi stravolgimenti per dare un colpo di spugna, nello sgomento generale, a degli status quo mediante repentine trasformazioni nel senso ultracapitalista o peggio, come nei nostri casi, a rinforzare vecchi e nuovi poteri più o meno legali mediante gestione affaristica di ogni emergenza:
Terremoto 1980-> miliardi per la ricostruzione -> partecipazione di politica e camorra alla grande spartizione.
Emergenza rifiuti (1994 ÷ and on)->incapacità indotta nella gestione dell’emergenza -> affari d’oro conclamati per la criminalità organizzata -> affari d’oro per una oligarchia di imprenditori con la costruzione di mega inceneritori finanziati da CIP6 ed assimilati.
Qui non basta più un “… io speriamo che me la cavo” .