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Agnano

Agnano è un vulcano attualmente estinto, facente parte del sistema dei Campi Flegrei, la cui eruzione ha avuto luogo 4.400 anni fa.

Il suo perimetro è di Km 6,500 e il suo fondo si colloca a m 2 s.l.m. Le sue vette più alte sono: a sud-ovest il Monte Spina (m 162); a est il Monte Sant’Angelo (NA) (m 173).

Date le sue sorgenti di acqua termale che vi sgorgano copiose, nel XI secolo la conca si trasformò in un lago: numerose sono le incisioni e le guaches che lo ritraggono.

Il lago è stato prosciugato con una bonifica nel 1870: dei canali a raggiera convogliano le acque in una vasca centrale dalla quale si diparte un emissario che, passando sotto il Monte Spina, sfocia a mare a Bagnoli.

Estratto da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Agnano è un luogo da valorizzare. Qualcuno lo (termo) valorizzerà.

Il Fuoco

E’ con questo elemento che si vuole risolvere ogni questione terrena e ultraterrena.

Il fuoco è il mezzo usato in Fahrenheit 451 per l’ordine dato di bruciare i libri la cui lettura è considerata un reato in una società dove ogni informazione scritta è proibita.

L’Inferno è il luogo delle tenebre dove il fuoco mai si estingue, per l’eterna punizione da infliggere ai peccatori. Nel Vangelo viene menzionata la Geenna, appunto il luogo in basso corrispondente all’inferno. In realtà la Geenna era la discarica dove l’immondizia (indifferenziata) veniva bruciata in modo perenne, quindi l’accostamento con i gironi infernali, luogo dell’eterna sofferenza, era scontato.

Il fuoco, sempre lui, è il mezzo preferito dai senza testa (e senza casco) in motorino per bruciare immondizia e zingari. Eccoli di nuovo alla ribalta assalire Rom e Pompieri intenti a spegnere i cassonetti in fiamme, in un attacco indifferenziato contro possibili minacce al loro territorio: la loro banlieue. Il territorio ora è ridotto in brandelli dalla loro sotto-cultura che una volta era chiamata del “sotto proletariato urbano”, oggi indentificabile come manodopera a basso costo per la camorra, capace di far convivere coltelli in tasca e immagini di Padre Pio alle pareti.

Il fuoco, infine, si vuole far credere che sia l’unico candidato a risolvere la questione monnezza nell’ottica (miope) di un percorso lineare: 1) produzione, 2) consumo, 3) rifiuto, 4) discarica, 5) inceneritore. Questa volta Il fuoco, quindi, è il mezzo preferito dei senza testa, ma in doppiopetto.

All’ottica del percorso lineare “produzione -> inceneritore”, basta contrapporre quello che già da sempre avviene in Natura: attuare il percorso circolare del ri-ciclo. In quest’ottica diversa ogni fase va rivista.

  1. La produzione dovrà correggere gli errori di progettazione (tali sono da considerare buona parte dei rifiuti).
  2. Il consumo va rivisto secondo i canoni della compatibilità ambientale, quindi anche della sobrietà, della solidarietà e dell’equità. Chi non è d’accordo deve comprendere che il prezzo di un bene comprende anche il costo per il suo smaltimento.
  3. Il rifiuto, a questo punto, diventa un bene da ri-usare, ri-ciclare, per essere re-immesso nel circuito. Una risorsa che crea posti di lavoro.
  4. La discarica diventa inutile in una strategia complessiva di zero rifiuti.
  5. L’inceneritore non ha ragione d’essere.

Memoria collettiva Campana

Questo periodo Campano entrerà nella nostra memoria collettiva come entrò il terremoto del 1980 con tutti i suoi sciacalli, o come il tempo del colera e le sue cozze al vibrione (1973).

Una ricostruzione post terremoto può prolungarsi oltre i 20 anni, un’epidemia di colera può seminare il panico per diversi mesi.

Ma la bonifica totale del nostro territorio dalle tossicità, se oggi stesso si fermasse ogni sversamento illegale e non, quanti secoli durerebbe? Quanto ci vorrebbe alla natura per digerire il frutto avvelenato di plastiche, diossine, metalli pesanti, cianuri, cromati, amianti e tutto ciò che migliaia e migliaia di tir dalla bocca larga hanno vomitato incessantemente per anni? Ci vorrà un’ETERNIT (à).

Per dirla col dottor Marfella, noi Campani dovremo subire ancora secoli di sassate di provenienza incerta. Ma anche di provenienza certa: le nanopolveri e le diossine del costruendo mega inceneritore di Acerra.

Le sassate in questo caso saranno ancora più devastanti per la firma del decreto che autorizza a bruciare le false ecoballe così come sono. In genere leggi speciali si facevano per affrontare un’emergenza e risolverla. Quì siamo di fronte ad un tentativo di ammazzarci tutti. Per decreto. Già immagino gli imprenditori i politici e i camorristi (e le pompe funebri) coinvolti in questo magna magna fregarsi le mani. Esultano perché non parte la differenziata. A qust’ora staranno facendo anche la hola.

Si può notare una certa somiglianza con le pratiche della cosiddetta “Shock Economy” in cui sono necessari grossi disastri o enormi stravolgimenti per dare un colpo di spugna, nello sgomento generale, a degli status quo mediante repentine trasformazioni nel senso ultracapitalista o peggio, come nei nostri casi, a rinforzare vecchi e nuovi poteri più o meno legali mediante gestione affaristica di ogni emergenza:

Terremoto 1980 -> miliardi per la ricostruzione -> partecipazione di politica e camorra alla grande spartizione.

Emergenza rifiuti (1994 ÷ and on) -> incapacità indotta nella gestione dell’emergenza -> affari d’oro conclamati per la criminalità organizzata -> affari d’oro per una oligarchia di imprenditori con la costruzione di mega inceneritori finanziati da CIP6 ed assimilati.

Qui non basta più un “… io speriamo che me la cavo” .

Il giorno del rifiuto

Sabato 23 febbraio a Napoli, in Piazza Dante dalle ore 12.00, ci sarà il “Giorno del Rifiuto”.

Fra i tanti parteciperanno: Beppe Grillo, Franca Rame, Alex Zanotelli, Maurizo Pallante, Paul Connet, eccetera.

Guarda lo spot de “Il giorno del Rifiuto”

Il sogno, il risveglio

Stasera prima di addormentarmi ho fatto un sogno:

Che possa finire al più presto la schiavitù dal petrolio; che venga introdotto in modo massiccio l’uso dell’energia solare, geotermica, eolica e, al contempo, diminuiscano i consumi stessi di energia tramite nuovi (o antichi?) modi di vivere; che si raggiunga per primi in Campania, poi altrove, l’obiettivo “Rifiuti Zero” e che il mondo intraprenda il cammino verso una “decrescita felice”.
Ma aspettarsi che tutto questo cada dal cielo e che basti augurarselo, purtroppo, non basta. Ci sono piccoli e timidi segnali di mobilitazione ancora troppo deboli, la stragrande maggioranza di noi pensa ancora solamente al proprio misero orticello, come dice Padre Zanotelli in un accorato e duro appello pubblicato su Repubblica.

Napoli è il paese del Sole, la Campania è sempre stata definita felix, da sempre questo è stato il posto dove si vive bene per eccellenza. Ad un certo punto c’è stata la calamità, quella che ci ha più danneggiato: il black out delle nostre coscienze, un black out perdurante e tenuto a bada dal pallone, dai centri commerciali luccicanti (dove si vende futura spazzatura che poi non sappiamo dove mettere), dalle intimidazioni della criminal-politica. Tutto questo ci ha portato a gestire le nostre vite nell’omertà, nell’indifferenza, quindi nella complicità. Il risultato è lo scempio che abbiamo sotto gli occhi.

E’ ancora lunga la nottata?

Bhe, la consapevolezza di essere nel profondo della notte è già un primo passo…..

Le nostre banlieues

Come se non bastasse l’emergenza rifiuti, ecco comparire puntuali come le mosche sulla m..da, gli ultras della violenza. L’incendio dei rifiuti per strada (forse commissionato da qualcuno) che gruppi di teste vuote stanno perpretando già da tempo con il conseguente aumento, anche per loro e per le loro famiglie, del tasso di diossina cui siamo sottoposti, basterebbe già a dare un giudizio netto su certi personaggi. Ma l’ultimo episodio relativo all’assalto ai pompieri impegnati nello spegnimento del solito cumulo incendiato (probabilmente apposta) e che sono stati presi a sassate e bombe carta solo perché facevano il loro dovere, rende tutta la vicenda dei rifiuti in Campania ancora più inquietante.

Il fatto è accaduto lontano dal sito di Pianura, dove si vorrebbe aprire la discarica, quindi non strettamente collegato alle proteste che stanno avvenedo in quel luogo. Il fatto è accaduto alla periferia di Pozzuoli, al Rione Toiano, quartiere degradato dove ogni famiglia, anche al terzo piano, ha le sbarre alla finestra e i pianerottoli interni di ogni piano sono protetti anch’essi con strutture di ferro facendo sembrare ogni fila di palazzi (o carri armati come vengono chiamati dalle persone del luogo) dei veri e propri padiglioni di un carcere. A peggiorare questa già drammatica situazione di invivibilità di un quartiere è subentrata la spazzatura imperante, e nella confusione generale in cui tutta l’area flegrea è piombata in questi giorni, ecco comparire questi incappucciati in motorino pronti ad approfittare di qualsiasi elemento di confusione. Quale altra ghiotta occasione potevano aspettarsi se non quella dell’emergenza rifiuti come miccia per scatenare raids come quello di ieri sera?

Trovare analogie con la violenza urbana delle periferie francesi del 2005, la cosiddetta “rivolta delle banlieues” è stato facile. Anche lì si incendiavano spazzatura e automobili, si prendeva a pietrate la polizia in assetto antisommossa. Le periferie interessate erano anch’esse dei ghetti/dormitorio e i rivoltosi erano per lo più figli di immigrati mai perfettamente integrati nella società. Qui non si tratta di figli di immigrati, ma l’esclusione patita inconsapevolmente è pressocché la stessa. Troppe volte trova sfogo nella micro-criminalità, terreno fertile per il passaggio ad una criminalità sempre meno micro.

E’ un peccato, infine, che l’attenzione di tutta la vicenda rifiuti si stia poi spostando su questi fatti (vedi la nomina di un poliziotto come ennesimo super commissario). Sempre ieri, mentre questo gruppo di teppisti prendeva a sassate i pompieri, almeno 15.000 persone hanno sfilato pacificamente per Napoli centro per rivendicare una diversa strategia della gestione rifiuti, strategia che ha molti punti in comune con quella illustrata sul post precedente da Paul Connet (vedi).

Strategia rifiuti zero

Ho trovato una interessante intervista a Paul Connet di 8 minuti che vale la pena guardare e diffondere. Un tecnico preparato e illuminato parla di strategia rifiuti zero. In otto minuti spiega come risolvere definitivamente il problema rifiuti, creare nuovo lavoro, ed un futuro sostenibile. Scusate se è poco.

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Mobilità insostenibile

Sto maturando l’idea di acquistare un’auto. La mia vecchia ha ormai superato i 200.000 km e, dopo 11 anni di onorato servizio sulle scassate strade della Gazapolitan strip, veramente non le si può chiedere altro. I fruscii sono diventati rumorini, i quali oggi sono assordanti urla di sofferenza: non so se si tratta di cuscinetti o frizione… o altro.

Ero fiducioso del fatto che, vista l’affidabilità della mia Giapponese, l’avrei potuta cambiare, un giorno, con un auto non inquinante, ad aria compressa oppure ad idrogeno o, perlomeno, di una ibrida con un prezzo ragionevole che consumasse 2 litri di benzina ogni 100 km. Niente di tutto questo. Mi ero completamente illuso che il raggiungimento del picco della produzione di petrolio avesse finalmente dato una spallata decisiva agli obsoleti motori a scoppio. Questa tecnologia, per quanto possa sembrare avanzata in termini di prestazioni, accelerazioni, silenziosità, ecc., è pressocché la medesima di un secolo fa: aspirazione, compressione, combustione, scarico, fasi immutate dei motori a combustione interna a quattro tempi.

Ma mentre mi trastullo il cervello fra consumi medi, schede tecniche, livelli di CO2, dimensioni e quant’altro si può scorgere su una rivista più o meno specializzata, oggi ho deciso di andare al lavoro con i mezzi pubblici. Come se, prima di darmi il nulla osta per continuare ad inquinare, avessi bisogno dell’ultimo test per valutare se posso evitare di calarmi nel giro delle concessionarie.

circumvesuviana

Ecco in sintesi la cronaca del viaggio.

ANDATA

1) Sono partito da casa con un bel libro in borsa che finora non sono riuscito ancora ad aprire e sono giunto alla metro alle ore 06.55;

2) Il treno è partito alle 07.17 (22 minuti di attesa);

3) Sono giunto alla stazione centrale per la coincidenza con il secondo treno alle 07.55. Il treno era passato alle 07.50;

4) Il treno successivo è passato alle ore 07.22 (27 minuti di attesa);

5) Sono giunto sul posto di lavoro alle 08,44 (34 minuti di ritardo).

RITORNO

1) Mi sono trovato alla stazione alle 18.05. Il treno è passato alle 18.18 (13 minuti d’attesa);

2) Arrivo alla stazione centrale alle 18.38. Sono riuscito a beccare in coincidenza l’altro treno;

3) A metà percorso c’è un “termine di corsa”, con attesa del treno successivo di circa 20 minuti.

4) Arrivo alla stazione vicicno casa alle 19.45.

Il totale dei tempi d’attesa è di un’ora netta, cioè il tempo che con l’auto impiego per l’andata e il ritorno messi insieme, senza traffico.

Unico dato positivo: ho letto 53 pagine del libro.

Se voglio terminare il libro in fretta dovrò fare l’Odissea una volta a settimana per altre 5 settimane.

Ciao

Dentro musica e cultura, fuori solo spazzatura

E’ lo slogan che ho visto stasera su uno striscione davanti all’ingresso dell’Anfiteatro Flavio, allestito in occasione delle “Notti Flavie”, con un nutrito gruppo di manifestanti che ha bloccato l’ingresso alla struttura nonché ha tagliato la strada principale che collega Pozzuoli alta con Napoli.

Il biglietto per vedere la London Brass e Vladimir Derevianko etoile costa 30.00 euro più 4.00 di prevendita. Non si può dire che sia un prezzo popolare, ma non è questo il problema in questo momento, che ci vede coinvolti in una serie di emergenze: emergenza rifiuti, emergenza democratica, emergenza camorra, etc., tutte assolutamente collegate, l’una figlia dell’altra.

Si parla di crisi della politica a livello nazionale, ebbene, qui in Campania è tutto amplificato in peggio. Dalla crisi della politica impastata di affari, camorra e quanto già scritto egregiamente da Saviano, si arriva all’esplosione dell’emergenza rifiuti che sta mostrando (finalmente) il volto vero: siamo nella me..a fino al collo, sia in senso letterale che figurato.

Voglio ancora guardare il bicchiere mezzo pieno: per risalire la china bisogna aver prima toccato il fondo……

Ciao


Gaza(politan) Strip

L’hinterland a nord di Napoli è una terra definita da un mio amico “la striscia di Gaza”, per lo squallore, il senso di abbandono, le macerie di una guerra invisibile e, ovviamente, per la conseguente monnezza.
La differenza, però, è che nella Gaza Strip c’è una guerra strisciante che dura da decenni per cui, in un certo senso, lo squallore delle loro periferie è giustificato.
Quì non c’è spiegazione che regga!

Se si percorre parte della “Striscia” da Acerra ad Afragola si nota, nel giro di poche centinaia di metri, un insolito contrasto tra la strada provinciale con i suoi bordi puzzolenti orlati da palazzine senza intonaco, e l’ingresso in un territorio che è il non luogo per eccellenza: il centro commerciale. La medesima sensazione si può avere in quel di Giugliano (altra capitale della “Striscia”).
I centri commerciali, di cui è ricca questa parte della nostra “Striscia di Gaza”, sembrano gli unici (non) luoghi dove un povero abitante di queste zone può incontrare una fontana ornamentale funzionante, un prato ben curato, la pace di una musica tranquilla in filodiffusione, vigilantes ben vestiti e ben equipaggiati, parcheggi senza parcheggiatori abusivi, assenza di spazzatura e, soprattutto sotto questo sole cocente, refrigerio gratis, anche se, varcato l’arco d’ingresso del centro, il sole diventa subito meno opprimente.

Ecco spiegato il perché, nella Striscia di Gaza a nord di Napoli, il sabato sera, il popolo (quello meno fortunato) esce per vivere un’eccitante ed indimenticabile esperienza nei Territori Occupati dai centri commerciali che, a questo punto sono terre salvate dalla monnezza, e poco importa che sono invece occupate da asfalto, cemento, qualche fontana avveniristica e un finto prato all’inglese.
L’importante è dimenticare, per qualche ora, di vivere nella Striscia.

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